"il signore è il mio pastore, non manco di nulla; sui pascoli erbosi mi fa riposare. Ad acque tranquille mi conduce"
Delle voci
Voglio andare via, vorrei andare via. Ma ora sono di sua proprietà, ho perso qualsiasi diritto. Parlo solo perché me lo concede, non riuscirei a parlare normalmente. Ho tanta paura.
C'è qualcuno a casa? Mi sentite?
E' tutto buio, io ho paura. Vedo solo una luce, in fondo al tunnel, ma non voglio seguirla, ho paura che finisca tutto troppo in fretta, ma allo stesso tempo, voglio farla finita. Una sensazione di ansia mi opprime, sento un nodo alla gola. Un nodo di cravatta. Sono vestito elegante, con abiti del seicento, ma porto una cravatta, troppo stretta. Respiro a fatica, non riesco a deglutire. Sento la pressione dentro la testa, gli occhi cercano di uscire dalle orbite. Dove sta il mio oppio?
Non lo trovo, ma mi sto avvicinando alla luce. Non voglio, ho ancora troppe cose da fare, da scoprire, molta gente da amare, molti cuori da farmi spezzare. Voglio ridere e piangere, voglio farmi ferire, voglio resuscitare. Io non voglio la luce.
Sento freddo. L'inferno non è un posto freddo.
Sono sempre triste, vivo una vita triste, vuota, con poche soddisfazioni. Non riesco a fingere. Entusiasmo, felicità, gioia. Vorrei morire, ma vorrei vivere in mezzo alla gente. Tutti costruiscono rapporti sociali finti, affetti in procinto di rompersi. Perché nessuno mi abbraccia? Perché non ricevo mai una pacca sulla spalla?
La luce mi lascia, non mi trascina. Stare male mi fa bene. Mi rende triste, e la tristezza è la felicità degli intelligenti. Mi fa male stare solo, ma la solitudine, è l'ambiente preferito degli intelligenti.Mi giro e vedo la mia casa. Non capisco dove sono, ma la mia casa dista quattro metri esatti da me. Cammino cammino cammino cammino cammino. Dopo quattro ore mi trovo a metà percorso ancora. Piango durante tutto il tragitto.
Sarebbe bello, vivere una favola, ogni tanto. Invece mi ritrovo sempre dentro l'incubo, da quando ho guardato dentro l'abisso.
Mi guardo allo specchio, ma il riflesso non è il mio. Vedo un teschio. Sono stanco, di essere un mostro.
Mi ritrovo legato, nudo. Catene nere. E' tutto buio, vorrei piangere ma non riesco, vorrei urlare, ma non ho la bocca. Non ho le palpebre. Poi la vedo, bellissima, nuda, si avvicina, ballando al suono di tamburi da guerra. Bianca di pelle, nera di capelli, rossa di labbra. Mi inizia a baciare tutto il corpo, poi si ferma in basso, e ci rimane dieci minuti. Ma non riesco a provare piacere, sono completamente insensibile e paralizzato. Lei se ne accorge, in qualche modo, si offende. Mi accarezza il petto, mi infila la mano dentro al torace, e mi prende il cuore. Ci soffia, lo bacia, diventa nero, e me lo rimette nel petto. Poi scende di nuovo, ed io inizio a godere. Tutto buio. Sono pieno di sangue. Il terrore mi perseguita, l'orrore ormai è di casa.
Mi odio, mi sento impotente. Più proseguo, più non capisco.
Trovo una tavola piena di cibo. Ogni volta che metto qualcosa in bocca, si trasforma in una canna di pistola. Immaginatemi con una canna di pistola in bocca. Non sono il tipo, dopotutto.
Mi sveglio nel mio letto, sudato, prendo appunti sul mio sogno.
Scrivo, disegno, cerco di interpretarlo.
Tra le mie doti, esiste la divinazione, la preveggenza.
Dispongo delle rune sul tavolo, intorno al mio scritto. Ogni runa si può usare singolarmente, e sono le mie ultime rune.
Fuori dalla finestra, la vera vita scorre, mentre io sono nascosto dentro casa da circa due anni. Non sono sulla terra. Un piccolo specchio, mi mostra la vita sulla terra. Sono qui, in questo posto, da dieci anni. Da quando me ne sono andato sulla terra, sono passati sei mesi. Dove sono? Non ho capito il nome. E' un intero pianeta in guerra, nessuno parla la mia lingua, tutto è rotto. Sono solo l'ennesima vittima innocente di un mondo che non mi appartiene. Ma a che mondo appartengo, non lo so.
Non ho vestiti puliti, ho solo un paio di scarpe, rotte e bagnate. Prima di rintanarmi qui, due anni, avevo provato a socializzare in un locale. Appena sono entrato, dei soldati, guardandomi, hanno ben pensato di accoltellarmi, senza motivo. Perché? Si, ho sempre odiato soldati ed esercito, ma così è troppo.
Da giovane, ero molto idealista, vedevo la bellezza, la meraviglia, con uno stupore di un bambino, ovunque guardassi, crescendo sono diventato realista, ed ho visto un mondo grigio, crudo, ed a tratti malvagio, ma sempre illuminato. Poi una sera ho bevuto troppo assenzio e sono diventato surrealista, le cose si sono fatte veramente bizzarre.
La divinazione è un dono, e non è una scienza esatta. Qualcuno sogna il futuro, sognando proprio una scena, qualcuno sogna degli indizi. Io sogno... incubi, conditi di misteriose metafore, e non riesco neanche a ricordarmelo, il sogno. L'incubo.
Qualcuno una volta mi definì fortunato. Non sono fortunato.
Sono fortunati quelli che dopo il lavoro trovano il calore di una famiglia, coloro che possono confidarsi nei momenti difficili con qualche amico. Possiedo solo una fortuna, talento nella magia e conoscenza vasta.
Io sento solo il vuoto, non mi rimane quasi nulla dei miei viaggi, solo il cuore a pezzi e calpestato.
Mi chiamano, grazie ai miei viaggi, l'uomo più fortunato del mondo. No.
Io sono quello più solo.
Ci tenevo a scrivere questo incipit, forse per sfogo, adesso parlerò di come si diventa agenti dell'equilibrio. E' una mia personale esperienza, sono al corrente dell'esistenza di altri agenti, con origini differenti.
Quindi ora, pensieri a parte, descriverò in modo più tecnico, senza pensare a descrivere sentimenti o sensazioni.
Insomma, mi trovo su questo pianeta. Dopo il terzo anno di reclusione, scendo nel bar dove mi hanno sparato, al bancone, mi accendo un sigaro, e prendo da bere un distillato locale.
Perso nei miei pensieri, non mi accorgo di una donna bellissima accanto a me. Pelle pallida, vestito, labbra e capelli rossi. Anche gli occhi. Non ho voglia di parlare, cerco di liquidarla in modo meschino e burbero.
Posso offrirti qualcosa da bere, o vuoi direttamente dei soldi?
Un nuovo giorno di solitudine e rimpianto per il Dottore?
Come mi conosci?
Sei Kismet! Il Dottore, la tormenta, il bardo, il maestro delle arti mistiche, la tempesta che incombe... mi piace questo ultimo nome... sei il Dio viandante, il prestigiatore, il Distruttore di Demoni, Iolao, il bibliotecario, il mago solitario... il Solo!
Il come era inteso... in che modo sei a conoscenza della mia esistenza, non con quanti appellativi mi conosci.
I miei capi ti vogliono vedere.
Non faccio neanche in tempo a dimostrare il mio disinteresse.
Mi ritrovo, nudo, nello spazio. Respiro, ma non ci metto troppo a spaventarmi. Sono nel piano negativo. Su nessun pianeta, sono proprio nel piano negativo, lì dove le anime finiscono e vengono mangiate. Per inciso, il piano positivo, nella zona di spazio positivo, crea anime, che sono cibo per le creature lì presenti. Le anime non mangiate se ne vanno in giro per i piani e per i cosmi, entrando nei corpi. Se una persona dovesse andare nel piano positivo, nello spazio positivo, esploderebbe. E' un disco bianco, fatto a ciambella. Dall'altra parte, il disco nero, piano negativo, spazio negativo, ci
finiscono le anime morte. Dovrei implodere, invece no.
Mi ritrovo davanti un tipo di sessantasei metri, tutto vestito con un saio giallo.
Kismet. Un nome, un destino. Sai chi sono?
Hastur, l'innominabile, colui che non deve essere nominato, Assatur, Xastur, e mi pare anche Kaiwan.
Mi hai appena nominato.
Sono particolarmente distratto ultimamente.
Ho paura, provo terrore. Vorrei piangere, vorrei scappare. Solo la sua vista, ha acceso in me desideri di morte, e sentimenti da codardo.
Tu hai vissuto una vita con una domanda... Sono una brava persona? Lo scoprirai vivendo la tua infinita esistenza, ma io, Hastur, ho deciso. Sei una persona giusta.
E' un onore esser definito così.
Mi inginocchio.
Perché? Perché ti pieghi di fronte a me?
Secondo i miei studi, voi siete realmente una divinità. Un vostro sospiro potrebbe distruggere l'intero universo.
Ma non è nei miei piani. Kismet, io ti ho convocato per pochi minuti. Sarai il mio agente dell'equilibrio. Non veglierai sulla lotta tra bene o male, ma tra ordine e caos, devi sempre cercare l'equilibrio. Ti reputi degno, maestro delle arti mistiche?
Si.
Perfetto.
E' finita così. Mi risveglio nel mio letto, con un nuovo tatuaggio, sull'inguine. Una bandiera gialla. Sono Agente dell'equilibrio, e la mia psiche è ancora più danneggiata.
Il discorso è stato diverso, in quel momento, ho parlato la sua lingua. Ma non saprei scriverla, né ripeterla.

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