Parto dalla fine.
No, dall'inizio.
Ho perso il conto dei miei anni, perché sono arrivato in realtà in cui il tempo scorreva più velocemente, più lentamente. Ho passato anche degli anni nel passato, in Grecia.
Il tempo è relativo per me. Potrei avere mille anni? Duemila? Non ne ho idea, non mi ricordo neanche del giorno del mio compleanno, effettivamente. Non che gli abbia mai dato peso.
Ecco, volevo parlare di Kir.
Migliore amico? Fratello? Sono termini troppo stretti, si potrebbe definire quasi un compagno o un fidanzato, senza l'implicazione sessuale, visto il nostro stretto rapporto.
Scriverò al presente, in prima persona.
Mi ci trovo meglio, e ricordo meglio il momento, e tutto quello che ho provato.
Mi trovo in un regno strano, su un piano strano, del quale non ho capito molto, lo ammetto. Inizio a disegnare un portale, per farmi portare ad Asgard - ma quella di Asgard è una storia che racconterò in seguito - ed una volta attivato, con le difficoltà del caso, mi ritrovo in mezzo alla neve, con una ascia gigantesca diretta verso il mio volto. Sono morto. No, non sono morto, l'ascia viene bloccata da uno spadone in ferro strano, quasi trasparente.
Lui è diverso dice l'uomo blu elettrico guardate gli occhi dice l'uomo blu elettrico.
Cos'hanno i miei occhi? Tutti fanno sempre commenti sui miei occhi, sui miei occhi stanchi, sui miei occhi tristi. Io rido, ma i miei occhi no. Io faccio battute, tiro su il morale, ma i miei occhi no. E' una cosa che capisco, in parte. Porto gli occhiali da sole per non far trasparire emozioni, faccio la doccia per nascondere le lacrime, canto per nascondere la preoccupazione. Ecco perché odio ed amo gli abbracci, perché abbracciando una persona, non puoi guardarle gli occhi.
E' diverso, dicono questi uomini blu. Mi spiegano che mi trovo su Asgard, ma non nel piano celestiale, nel piano positivo, è Asgard del piano negativo, a metà tra abissi ed inferi. Per inciso, essere nel piano negativo, demone o diavolo, non presuppone cattiveria. Questi Asgardiani sono uguali alla loro controparte originale, tranne per il colore della pelle, ed un senso di pietà che non ho trovato negli uomini (o divinità, se preferite questo termine, che userò in futuro solo per vere divinità) del nord, nei Vichinghi.
Arrivo durante una guerra civile, tra gli Asgardiani blu, li chiamerò così per adesso, ed una legione di demoni (E si, questi sono malvagi). Rimango con loro 10 anni, per poi scoprire che il leader di questa legione è Jack lo Squartatore, esiliato da me. Espongo le mie colpe, e mi offrono da bere per il coraggio. Documentandomi, scopro una fonte di energia pura, quella che rende questa Asgard così gelida, più della controparte. Con un rito, riesco ad assorbire quel potere, ed a ridistribuirlo a tutti gli Asgardiani, potenziandoli, e sconfiggendo, dopo dodici anni di lotte, quei demoni e Jack lo Squartatore.
Non sto parlando di Iole, di mia figlia, non riesco nemmeno a pronunciare il suo nome senza tremare. Lo farò quando sarò pronto.
Insomma, immaginate, dodici anni a fianco di Kir. Non riesco a scrivere bene dei miei sentimenti, ma è nato qualcosa. Così, quando ho deciso di abbandonare Asgard, che poi ha deciso di cambiare nome, dedicato a Blèsk, il nome della tempesta dalla quale hanno attinto i poteri, lui mi ha seguito. Ha voluto seguirmi, accompagnarmi. Ha perso un braccio, ha perso l'occhio, non per fedeltà, anzi, anche per quella, ma sopratutto, per il più semplice affetto.
Ed ora sono solo, perché ho visto il male sul mio pianeta, da cui ho sempre preso le distanze. Ho sciolto quel contratto con lui, l'ho rimandato a casa. Come ho detto, non sono capace di descrivere bene i sentimenti, ma credo di averla vissuta come un lutto.
Era il mio compagno, ha perso molto per me, io ho perso molto per lui, eravamo legati, ed ora sono solo. Come sono sempre stato.
Mark, prima che vada via, voglio dirtelo. Sei stato fantastico. Anche io sono stato fantastico. Si. siamo stai epici. Ma ora, tu devi seguire il tuo cammino, io, tornerò alla mia vita. Ho imparato molto da te, ed in questo portale, ritornerò nel punto in cui me ne sono andato. Non posso tornare prima ovviamente. Ti ricorderò per sempre, sarai immortale, a casa mia.
Ed è andato via. Sono solo.
Ho amato, ed ho sofferto.
Sono sempre rimasto solo, alla fine del tempo.
Chiunque potrebbe amarmi, suppongo, o almeno volermi bene, o almeno, come Charlotte, farmi sentire amato - su questo tornerò successivamente, è un discorso complesso - e passare il resto della loro vita con me, ma io non potrò passare il resto della mia vita con nessuno. Continuerò a vivere, da solo. L'ho già spiegato, inizialmente l'immortalità sembra bella, ma è solo una maledizione.
Ed io, in moltissimi piani, sono conosciuto come Il Solo.
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