giovedì 15 ottobre 2015

Capitolo 8: Sogni, donne e tanta droga. La dipendenza.

E' freddo. Mi trovo in una villa buia, non è mia. Leggo un nome. Foster.

Non mi dice nulla, il nome Foster:
Mi sento bruciare dentro, ogni volta che leggo quel nome, che sta scritto ovunque. Sui mobili, sul letto. Sento un bruciore allo stomaco, come se la mia anima bruciasse. Ma non capisco il motivo.
Poi, cado dalle scale. O mi hanno spinto?
Qualcuno mi ha spostato, mi ritrovo su un letto, nudo. Sono pieno di tagli, qualcuno anche grave, sanguino. Mi hanno rovinato i tatuaggi. Ci tengo così tanto ai miei tatuaggi. Sanguino.
Sangue. Sangue dappertutto.
Mi alzo dal letto, e mi siedo all'angolo della stanza, accanto ad una candela dalla fiamma verde.
Non capisco che mi succede, ma sento un buco nello stomaco, come se dovessi colmare un vuoto dentro di me. Sanguino ancora. Noto ora i tagli, non sono tagli normali, sono scritte. Foster.
Ma chi è questo Foster che mi fa sanguinare?
Sento questo buco nero che mi tormenta.
Sto impazzendo.
Voglio morire. Trovare la pace che non ho.
Ti prego aiutami. Foster.
Vienimi a prendere.
Chi sei Foster?
Poi lo vedo, fuori dalla finestra.
Mark, che galleggia. Però, sono interdetto. Mi trovo nello spazio?
Se lui è Mark, io chi sono? Kismet?
Non ci capisco niente, sono veramente, veramente in confusione.
Mi avvicino alla finestra.
Lui mi guarda con.. indifferenza? Disprezzo?
Non riesco a capire. Continua a fissarmi, fisso, poi sento una presenza dietro di me, gelida.
Ho paura, ma mi giro. Di nuovo lui, dietro un muro. No, è un vetro.
Cosa vuole?
Bussa quattro volte sul vetro, che si crepa. I miei tagli bruciano, quelli con la scritta Foster si gonfiano. Sta cercando di aiutarmi, questo Foster?
Mi alzo, inizio a correre. Mark mi spaventa.
Dimostra quanti, quaranta, cinquant'anni?
Forse si, ma ho paura del suo sguardo, dei suoi occhi, così lucidi, così vecchi.
Ha gli occhi molto più vecchi rispetto all'età che dimostra, forse è quello a terrorizzarmi.
Scappo da una porta, e corro ad occhi chiusi, ma mi ritrovo in un posto diverso.

In mezzo ad una strada, vestito con l'abito. In mano una lettera. Ti seguo sempre. C. Foster.
Cosa vuole fa me?




Mi sveglio.
Charlotte dorme accanto al mio letto. Il sogno mi ha detto una cosa:
Non lasciartela sfuggire.

Ora vi spiego come sono gli uomini, veramente. Tutti, normali, schivi, timidi, alpha.
Le donne ci adopereranno, siamo fragili, e ci devono maneggiare con cura.
Siamo fatti di briciole, tenute da orgoglio e paure.
Le donne, sono tutte belle, ma la loro bellezza è uno scotto. Pagheranno per ogni cosa ottenuta.
Le donne devono essere forti con noi uomini, perché dipende tutto da loro.
Le donne sono l'amore, il calore, che noi uomini avremo.
Gli uomini hanno l'anima? Si, ma non tutti la usano per capire le donne.
Possono essere dolci? Si, ma molti lo sono solo quando sono soli, senza scappatoie.

Queste parole, erano quelle che mi ripetevo negli anni 60.
Tempi bellissimi, ero costantemente sotto lsd.
Invece, nella mia amata Londra, ero totalmente dipendente da oppio.
Durante gli anni 20, ho provato eroina e cocaina.
Ora, fumo solo.
Ma riflettendoci, la mia dipendenza si è appena spostata sulla donna che dorme al mio fianco.
Ma la dipendenza da cosa? Da lei? Dall'idea di lei? Dall'idea dell'amore? Sono tanti gli interrogativi, ma alla fine dei conti, è importante la risposta?
Non avrò mai risposta.
Poi, non è tanto dipendenza che non posso stare senza di lei, non sono quel tipo di uomo colla.
La dipendenza è data da un fatto:
La sua sola presenza, placa i fantasmi dentro di me, la sua vicinanza, mi addolcisce, abbatte l'abisso che cavalco, brucia la mia anima, ma dolcemente. E' l'ossigeno che vorrei respirare si, ma non per vivere, per sopravvivere.
Questa differenza è importante, perché dal mio punto di vista, differenzia l'amore dall'ossessione.
Perché l'ossessione, è alla fine, la prova della dipendenza affettiva, e la dipendenza affettiva non è mai amore, è una malattia.
Ed io sono sanissimo, su questo, non ci piove.
Poi, sono dell'idea, che, avendo provato le dipendenze sulla mia pelle, si rischia troppo, l'uomo nasce libero e muore nella dipendenza, ed ogni dipendenza è cattiva, che sia droga, nicotina, alcol o idealismo. Io in vita mia ho preso solo una posizione politica, quando mi rifiutai di mangiare gli spinaci per dodici ore, da piccolo.
Inoltre, sono uomo di cultura, e quella è l'unica droga che crea dipendenza, e ne sono orgoglioso, sono un curioso per natura.
Le uniche dipendenze, ormai, sono solo le mie regole, una su tutti, mai uccidere una persona, se questo comporta toglierle la vita.









martedì 13 ottobre 2015

Capitolo 7: Cadere, Rialzarsi. Non necessariamente in questo ordine. O "L'addio agli eroi, Susan"

La vita ti pone di fronte a scelte, giuste, sbagliate, ma non sono sempre tutte influenti. Non credete a chi massimizza sempre, dicendo che una volta presa una via, non si possa tornare indietro. Se ci sono due vie, poi passate in mezzo, poi mi direte.

Cosa significa cadere? Lo sappiamo tutti, non è necessaria troppa filosofia.
Però, una cosa bisogna dirla: Non è importante cadere, non c'è nulla di male, capita, ma molti sbagliano nel rimanere a terra. Spesso chi cade dall'altro, perché cade con più dolore.
Immaginate la scena. Una persona arriva, dobbiamo parlare dice, tu ti agiti, ma lei continua, è solo un discorso.
La persona sorride, ma tu non la segui, tra sensi di colpa e paure, guardi fuori dalla finestra, perché sei venuto, ti chiedi. Dove hai sbagliato, continui a chiederti. La voce inizia ad alzarsi, ma tu non replichi, tieni un tono basso, perché nel tuo intimo, sai di aver sbagliato qualcosa. Ora, in quella delicata situazione, devi decidere che strada percorrere, la strada che potrebbe aggiustare la situazione, o quella che potrebbe romperla definitivamente.
Perché sei venuto, ti chiedi.
Questo è solo un esempio, leggero, di caduta.

Io ripeto sempre un mantra, per darmi sicurezza: Sono Kismet, agente dell'equilibrio, e maestro delle arti mistiche. Ma è un mantra che ripeto ad alta voce, gli altri, rimangono nel mio cuore, per non farmi crollare sotto il peso del mondo.
Tu che leggi, vai avanti duro, percorri quella strada rocciosa, con le buche, cammina audace, seguendo il tuo credo, la tua logica, la tua natura.
Sono stato odiato, disprezzato, calunniato e ridicolizzato.
Ho dovuto lottare per trovare il mio posto nella vita, ho mangiato la peggiore parte che questo mondo può offrire. Ma non mi sono abbattuto, ho conservato una rabbia ardente, senza sfogarla in violenza, per rimare vivo.
Ti diranno che sei finito, che non sei nessuno, che stai prendendo una strada che ti farà perdere, che non puoi sognare. Sapete cosa? Io ora sono su una cima di una montagna.

Questo mio scritto è da dedicare a Susan, una delle più grandi eroine che il mondo abbia mai conosciuto. No, ma una delle più grandi eroine che io abbia mai conosciuto.
Solare, simpatica, ingenua, e forte. Allo stesso tempo fragile, con tanti problemi. Quando l'ho conosciuta, mi ero posto in modo molto cortese, per cercare di aiutarla. E' la mia natura da medico. Poi l'ho conosciuta più a fondo. Si, sapete cosa penso di lei, la mia "antipatia" (Capitolo 4), ma una antipatia non può cancellare il resto, dopotutto, siamo adulti e vaccinati.

Millenium City ha perso la sua più grande eroina, ha perso un elemento fondamentale della città. Forse, in modo inconscio, anche io ho perso qualcosa. E non lo dico solo perché vedo Charlotte così abbattuta.
Non era mia amica, ma in qualche modo, l'ho sempre sentita come tale. Non sono capace di spiegare cosa provo adesso. Dolore, tristezza.
Nonostante abbia riscoperto da poco una gamma di sentimenti da tempo assopiti, posso dire con certezza che sono veramente dispiaciuto e triste. Potrei piangere anche dal dolore, non sentite i maschi alpha, che negano le lacrime dei sentimenti, piangere è nella nostra natura, solo che io non ci riesco ancora. Tutti i miei traumi ancora mi perseguitano.
Il mio cuore è stato immerso in un tino di Whiskey, appeso in un affumicatoio per qualche mese, e poi gettato sull'autostrada.
Ma io conosco il dolore, tutte le sue forme. Una fitta, poi inizia l'amarezza. Poi, non ignori più la fitta, ed il dolore cancella tutti gli altri pensieri, il mondo sparisce. Siamo noi a doverlo combattere. Lo anestetizziamo, lo accettiamo, lo elaboriamo, lo ignoriamo. Ci conviviamo. Dobbiamo fare un respiro profondo, ed aspettare che il dolore si nasconda da qualche parte. La maggior parte delle volte, lo puoi sopportare, ma poi, a volte, ti afferra, quando meno te lo aspetti ti colpisce sulle palle.
Ma quando parli di dolore, devi parlare di sopravvivenza. E si, la sopravvivenza dipende da come ti rialzi.
Susan, era una combattente. Non un soldato. Il soldato esegue ordini, senza chiedersi perché. I combattenti, cercano ragioni per combattere. Era una combattente nata. Non un soldato, il soldato è un misero fine politico.

Susan è entrata, in modo particolare, nella mia intimità. Intimità: "Tieni cuore, vita ed anima", messi dentro ad un kebab. L'intimità si divide in parenti, amici, e romanticismo. Charlotte ha tutto il romanticismo. Susan? Non ne ho idea, non so se posso piazzarla tra gli amici, ma la sensazione è quella.
Come diceva Hugo, morire non è nulla, è non vivere che è spaventoso. E nonostante la morte violenta, Susan ha vissuto, ed è morta in modo eroico.
Ma certo, subire una perdita in un giorno così bello, con questo cielo blu, è una orrenda contraddizione, tra l'armonia dell'universo, ed il dolore di vivere.
Non riesco più a scrivere, tanto, sono stanco, afflitto, triste.

Susan è caduta, ma ha sempre avuto il coraggio di rialzarsi, gloria a Susan.

E' sera, e le cicale si fanno sentire. Il canto delle cicale è una veglia funebre triste, ma bellissima.




lunedì 12 ottobre 2015

Capitolo 6: Papa Legba e il mio viaggio nel futuro, ovvero "come imparai a diventare dio"

Ci sarà un tempo, forse oggi, o domani, in cui sarò felice.
Pulito. In cui non avrò bisogno di niente, solo Charlotte mi basterà.
Il mio mondo vivrà in quei metri quadrati circoscritti di una camera, una cucina, un salone.
Vivrò in una sensazione di benessere totale, riscaldato dalla mia anima che brucia (Per capire meglio questo passaggio, capitolo 4).
Brucerà con il suo odore, con il suo sapore, con i suoi capelli, con la sua pelle, con i suoi occhi. Brucerà solo per i suoi occhi. Ma ho paura di sentirmi vuoto, in sua assenza. Dicono sia normale, dicono sia questo l'amore, dopotutto.

Abbiamo passato una notte insieme, una notte bellissima. Una delle tante. Non che io le sottovaluti, ma OGNI notte con lei è bellissima. Non litighiamo, ci limitiamo solo a stare bene insieme. Cosa si può voler di più?
Niente, non si può voler altro. Io vedo in lei la mia vita e la mia morte. La bionda morte dalle squame blu. Io spero che lei veda in me quello che sono veramente, con tutti i miei demoni nascosti dentro, che veda che le ho regalato la chiave del mio cuore.

Ora, questo piccolo incipit, vedetelo solo come sfogo notturno, sono stato bene, e volevo farlo sapere a chiunque legga.

Quindi, arriviamo al famoso Papa Legba. Secondo il voodoo Haitiano, è un Loa, una sorta di mediatore tra l'uomo ed il Dio supremo, che apre la strada ad altri regni. Quindi, in sostanza?
Potente mistico, fa parte di quegli esseri definiti divini da molto, ma lui non si è mai definito in questo modo, per questo l'ho subito preso in simpatia. Essere molto, molto potente, passava da ogni piano, per ogni spazio, attraverso ogni tempo, con una facilità impressionante. Io disegno cerchi per terra, che devo poi studiare, e poi ridisegnare bene, per soddisfare l'ossessivo compulsivo che è in me, mentre questo tipo di circa seimila anni, ci riesce semplicemente volendo. Un minimo sforzo di volontà, e lui passa dal nostro pianeta, ad un piano diverso, diecimila anni nel futuro.
Oltre a questo, essendo venerato dai Vuduisti, che con i loro riti potenziano anche lui, riesce a far risorgete la gente come se fosse una passeggiata, schioccando le dita, e recitando una poesia, che per rispetto, non dirò.
Insomma, questo genio del settore mi avvicina, in un bar sulla spiaggia. Ero già agente dell'equilibrio, da qualche secolo.
Non ricordo bene il suo discorso, ma decide di portarmi nel futuro, non ho idea di quanti anni. Qualche millennio. Sulla terra.
La terra intorno all'anno seimila, settemila. Quando vivi come me, non conti più gli anni.
E' tutto buio, non una luce, non un rumore. Solo scarafaggi e topi. Legba mi parla. La sua voce non è chiara, a volte sembra che una persona diversa parli al posto suo, ma non mi pongo domande. Non voglio avere risposte, ora come ora.
Non capisco.
Valeyard.
Ma io?
Non necessariamente. Kismet. Tu avrai un ciclo, un percorso. Hai un futuro che non posso dirti.

In verità potresti, ora, non avrò la tua esperienza, ma le conosco le regole del gioco.
Non posso dirtelo per una regola mia. Hai un percorso da fare. Noi siamo... è la prima volta che lo dico in vita mia. Noi siamo Divinità. Io sono Papa Legba, il mediatore tra uomo e divino, tu sei il Dio Viandante, il Dio Solitario. Abbiamo delle responsabilità. Hai completamente represso le emozioni vero?
Si.

E cosa aspetta ed elevarti, e diventare il protettore della tua gente, agente dell'equilibrio?
Aspettavo un... un segno?
Sono io il segno. 
Anche tu sei un agente?
Io sono un agente della neutralità. Siamo sulle stesse ordinate, ma sulle ascisse diverse.

Caos contro legge, bene contro male. Sei una persona giusta.
E tu sei una brava persona. Ora, senza sentimenti, innalzati, guarda tutti dall'alto in basso, e ricorda il tuo compito, veglia sulla gente, senza mai posarti in mezzo a loro. Perché in mezzo a loro, avrai i dubbi, ed un Dio non deve avere dubbi.

Come sapete, se avete letto le pagine precedenti, non ho seguito il suo consiglio.
Ma sono stato per anni come consigliato. Guardavo tutti dall'alto in basso, aiutavo, e giudicavo, senza farmi domande.
Ma oggi è finito tutto. Ho lasciato la superbia per l'umiltà, la freddezza per l'empatia, la solitudine per l'amore. Ho fatto bene? Solo il futuro me lo dirà. E spero che il mio futuro sia diverso.








domenica 11 ottobre 2015

Capitolo 5: La divinazione o "Quando sogno non faccio sogni belli" o "Come si diventa agenti dell'equilibrio"

C'è qualcuno a casa? Un biglietto.
"il signore è il mio pastore, non manco di nulla; sui pascoli erbosi mi fa riposare. Ad acque tranquille  mi conduce"
Delle voci
Voglio andare via, vorrei andare via. Ma ora sono di sua proprietà, ho perso qualsiasi diritto. Parlo solo perché me lo concede, non riuscirei a parlare normalmente. Ho tanta paura.
C'è qualcuno a casa? Mi sentite?
E' tutto buio, io ho paura. Vedo solo una luce, in fondo al tunnel, ma non voglio seguirla, ho paura che finisca tutto troppo in fretta, ma allo stesso tempo, voglio farla finita. Una sensazione di ansia mi opprime, sento un nodo alla gola. Un nodo di cravatta. Sono vestito elegante, con abiti del seicento, ma porto una cravatta, troppo stretta. Respiro a fatica, non riesco a deglutire. Sento la pressione dentro la testa, gli occhi cercano di uscire dalle orbite. Dove sta il mio oppio?
Non lo trovo, ma mi sto avvicinando alla luce. Non voglio, ho ancora troppe cose da fare, da scoprire, molta gente da amare, molti cuori da farmi spezzare. Voglio ridere  e piangere, voglio farmi ferire, voglio resuscitare. Io non voglio la luce.
Sento freddo. L'inferno non è un posto freddo.
Sono sempre triste, vivo una vita triste, vuota, con poche soddisfazioni. Non riesco a fingere. Entusiasmo, felicità, gioia. Vorrei morire, ma vorrei vivere in mezzo alla gente. Tutti costruiscono rapporti sociali finti, affetti in procinto di rompersi. Perché nessuno mi abbraccia? Perché non ricevo mai una pacca sulla spalla?
La luce mi lascia, non mi trascina. Stare male mi fa bene. Mi rende triste, e la tristezza è la felicità degli intelligenti. Mi fa male stare solo, ma la solitudine, è l'ambiente preferito degli intelligenti.Mi giro e vedo la mia casa. Non capisco dove sono, ma la mia casa dista quattro metri esatti da me. Cammino cammino cammino cammino cammino. Dopo quattro ore mi trovo a metà percorso ancora. Piango durante tutto il tragitto.
Sarebbe bello, vivere una favola, ogni tanto. Invece mi ritrovo sempre dentro l'incubo, da quando ho guardato dentro l'abisso.
Mi guardo allo specchio, ma il riflesso non è il mio. Vedo un teschio. Sono stanco, di essere un mostro.
Mi ritrovo legato, nudo. Catene nere. E' tutto buio, vorrei piangere ma non riesco, vorrei urlare, ma non ho la bocca. Non ho le palpebre. Poi la vedo, bellissima, nuda, si avvicina, ballando al suono di tamburi da guerra. Bianca di pelle, nera di capelli, rossa di labbra. Mi inizia a baciare tutto il corpo, poi si ferma in basso, e ci rimane dieci minuti. Ma non riesco a provare piacere, sono completamente insensibile e paralizzato. Lei se ne accorge, in qualche modo, si offende. Mi accarezza il petto, mi infila la mano dentro al torace, e mi prende il cuore. Ci soffia, lo bacia, diventa nero, e me lo rimette nel petto. Poi scende di nuovo, ed io inizio a godere. Tutto buio. Sono pieno di sangue. Il terrore mi perseguita, l'orrore ormai è di casa.
Mi odio, mi sento impotente. Più proseguo, più non capisco.
Trovo una tavola piena di cibo. Ogni volta che metto qualcosa in bocca, si trasforma in una canna di pistola. Immaginatemi con una canna di pistola in bocca. Non sono il tipo, dopotutto.


Mi sveglio nel mio letto, sudato, prendo appunti sul mio sogno.
Scrivo, disegno, cerco di interpretarlo.
Tra le mie doti, esiste la divinazione, la preveggenza.
Dispongo delle rune sul tavolo, intorno al mio scritto. Ogni runa si può usare singolarmente, e sono le mie ultime rune.
Fuori dalla finestra, la vera vita scorre, mentre io sono nascosto dentro casa da circa due anni. Non sono sulla terra. Un piccolo specchio, mi mostra la vita sulla terra. Sono qui, in questo posto, da dieci anni. Da quando me ne sono andato sulla terra, sono passati sei mesi. Dove sono? Non ho capito il nome. E' un intero pianeta in guerra, nessuno parla la mia lingua, tutto è rotto. Sono solo l'ennesima vittima innocente di un mondo che non mi appartiene. Ma a che mondo appartengo, non lo so.
Non ho vestiti puliti, ho solo un paio di scarpe, rotte e bagnate. Prima di rintanarmi qui, due anni, avevo provato a socializzare in un locale. Appena sono entrato, dei soldati, guardandomi, hanno ben pensato di accoltellarmi, senza motivo. Perché? Si, ho sempre odiato soldati ed esercito, ma così è troppo.
Da giovane, ero molto idealista, vedevo la bellezza, la meraviglia, con uno stupore di un bambino, ovunque guardassi, crescendo sono diventato realista, ed ho visto un mondo grigio, crudo, ed a tratti malvagio, ma sempre illuminato. Poi una sera ho bevuto troppo assenzio e sono diventato surrealista, le cose si sono fatte veramente bizzarre.

La divinazione è un dono, e non è una scienza esatta. Qualcuno sogna il futuro, sognando proprio una scena, qualcuno sogna degli indizi. Io sogno... incubi, conditi di misteriose metafore, e non riesco neanche a ricordarmelo, il sogno. L'incubo.
Qualcuno una volta mi definì fortunato. Non sono fortunato.
Sono fortunati quelli che dopo il lavoro trovano il calore di una famiglia, coloro che possono confidarsi nei momenti difficili con qualche amico. Possiedo solo una fortuna, talento nella magia e conoscenza vasta.
Io sento solo il vuoto, non mi rimane quasi nulla dei miei viaggi, solo il cuore a pezzi e calpestato.
Mi chiamano, grazie ai miei viaggi, l'uomo più fortunato del mondo. No.
Io sono quello più solo.

Ci tenevo a scrivere questo incipit, forse per sfogo, adesso parlerò di come si diventa agenti dell'equilibrio. E' una mia personale esperienza, sono al corrente dell'esistenza di altri agenti, con origini differenti.
Quindi ora, pensieri a parte, descriverò in modo più tecnico, senza pensare a descrivere sentimenti o sensazioni.
Insomma, mi trovo su questo pianeta. Dopo il terzo anno di reclusione, scendo nel bar dove mi hanno sparato, al bancone, mi accendo un sigaro, e prendo da bere un distillato locale.
Perso nei miei pensieri, non mi accorgo di una donna bellissima accanto a me. Pelle pallida, vestito, labbra e capelli rossi. Anche gli occhi. Non ho voglia di parlare, cerco di liquidarla in modo meschino e burbero.
Posso offrirti qualcosa da bere, o vuoi direttamente dei soldi?
Un nuovo giorno di solitudine e rimpianto per il Dottore?
Come mi conosci?
Sei Kismet! Il Dottore, la tormenta, il bardo, il maestro delle arti mistiche, la tempesta che incombe... mi piace questo ultimo nome... sei il Dio viandante, il prestigiatore, il Distruttore di Demoni, Iolao, il bibliotecario, il mago solitario... il Solo!

Il come era inteso... in che modo sei a conoscenza della mia esistenza, non con quanti appellativi mi conosci.
I miei capi ti vogliono vedere.
Non faccio neanche in tempo a dimostrare il mio disinteresse.
Mi ritrovo, nudo, nello spazio. Respiro, ma non ci metto troppo a spaventarmi. Sono nel piano negativo. Su nessun pianeta, sono proprio nel piano negativo, lì dove le anime finiscono e vengono mangiate. Per inciso, il piano positivo, nella zona di spazio positivo, crea anime, che sono cibo per le creature lì presenti. Le anime non mangiate se ne vanno in giro per i piani e per i cosmi, entrando nei corpi. Se una persona dovesse andare nel piano positivo, nello spazio positivo, esploderebbe. E' un disco bianco, fatto a ciambella. Dall'altra parte, il disco nero, piano negativo, spazio negativo, ci
finiscono le anime morte. Dovrei implodere, invece no.
Mi ritrovo davanti un tipo di sessantasei metri, tutto vestito con un saio giallo.
Kismet. Un nome, un destino. Sai chi sono?
Hastur, l'innominabile, colui che non deve essere nominato, Assatur, Xastur, e mi pare anche Kaiwan.
Mi hai appena nominato.
Sono particolarmente distratto ultimamente.
Ho paura, provo terrore. Vorrei piangere, vorrei scappare. Solo la sua vista, ha acceso in me desideri di morte, e sentimenti da codardo.
Tu hai vissuto una vita con una domanda... Sono una brava persona? Lo scoprirai vivendo la tua infinita esistenza, ma io, Hastur, ho deciso. Sei una persona giusta.
E' un onore esser definito così.
Mi inginocchio.
Perché? Perché ti pieghi di fronte a me?
Secondo i miei studi, voi siete realmente una divinità. Un vostro sospiro potrebbe distruggere l'intero universo.

Ma non è nei miei piani. Kismet, io ti ho convocato per pochi minuti. Sarai il mio agente dell'equilibrio. Non veglierai sulla lotta tra bene o male, ma tra ordine e caos, devi sempre cercare l'equilibrio. Ti reputi degno, maestro delle arti mistiche?
Si.

Perfetto.

E' finita così. Mi risveglio nel mio letto, con un nuovo tatuaggio, sull'inguine. Una bandiera gialla. Sono Agente dell'equilibrio, e la mia psiche è ancora più danneggiata.

Il discorso è stato diverso, in quel momento, ho parlato la sua lingua. Ma non saprei scriverla, né ripeterla.

venerdì 9 ottobre 2015

Capitolo 4: Charlotte e Freyja

Qui, purtroppo, dovrò parlare della parte che mi fa più male.
Amore, sesso, bugie, ed altri sentimenti.
In quanto immortale, devi capire che i sentimenti fanno male, uccidono dentro, cambiano una persona.
Come è possibile innamorarsi, e sapere che prima o poi finirà tutto, perché tu rimani ancora vivo, mentre per l'amore tuo, la vita va avanti?
Ecco, per questo, dopo 600 anni, ho capito che le emozioni fanno male, uccidono nel peggiore dei modi, e sono riuscito, con freddezza e meditazione, ad uccidere tutte le emozioni.

Alla fine, sei solo stanco, stanco di lottare, stanco di perdere tutte le persone che ti sono care, stanco di guardare ogni cosa trasformarsi in polvere. Rimane solo la certezza unica, anzi due. Che probabilmente, vedrai la fine dell'universo, e che rimarrai solo. Per un immortale, il suicidio non è contemplato, solo la morte violenta per mano di terzi, ma una morte non cercata.
Freyja
Durante un mio viaggio, mi ritrovai a nel piano positivo, ovviamente quello materiale, nel così chiamato, piano divino. Tutti i pantheon divini, presenti e conviventi. Non li considerò divinità, solo esseri umani potenti ed eterni, non divini. Le divinità sono altre.
Mi ricordo un discorso con Freyja, si definiva tipo dea dell'amore, o una cosa simile.
Perché ti isoli, perché non ti affezioni?
Prima o poi se ne vanno, perché devono, perché trovano altri, perché mi tradiscono. Una volta sono stato lasciato per una donna. Grande smacco. Alcuni si dimenticano di me. Alcuni... tutti, alla fine, mi spezzano il cuore.
Sbagli forse a legarti. Sono formiche dopotutto no?
In circa mille anni di vita, non ho mai incontrato nessuno che non fosse importante.
Dopo qualche anno (piccolo incipit, in quei piani, un loro anno dura quanto un mese sulla terra, più o meno) in compagnia dei guerrieri Asgardiani, ma sopratutto di Frejya, qualcosa in me cambiò. Non parlerò qui dei miei problemi con Asgard. Dicevo, Frejya. Dopo qualche anno, mi accorsi che tra me e Frejya esisteva qualcosa di superiore, alla semplice complicità tra amici, qualcosa di più profondo, ma non ero sicuro, avevo passato secoli a sopprimere le emozioni. Tutto cambiò, quando una notte, rimase a dormire con me. Il miglior sesso del mondo, e non è per dire. Fate sesso con la dea dell'amore e della lussuria, poi mi direte.
(macchie di caffè)
Scrivo male, ho perso il braccio sinistro. Non che non sia già successo, ma è sempre un trauma.
Insomma, io e Freyja facciamo nascere questo legame, e due volte al giorno, facciamo sesso. Dopo circa due mesi, mi rompo le palle, e mi accorgo della verità. Era il sesso a legarci. Infatti, quando l'ho rifiutato, mi ha evirato, poi mi ha strappato il cuore. Per fortuna Thor mi salvò la vita e mi rimise in sesto.

Passiamo ora a Charlotte.
Il nostro rapporto è nato come con Freyja, ma più velocemente, si.
Charlotte con me, in una foto scattata a Roma
Mi sono avvicinato con cautela, ma ne parlerò tra poco, prima devo parlare di una persona a lei cara, Susan, la sua migliore amica.
Bella, forte, intelligente, ma con un lato oscuro, potrebbe piacere a molti, ma è lesbica.

Credo che abbia un interesse verso Charlotte, lo dico per più motivi:
-L'ha baciata in bocca più volte (di cui una, in mia presenza. Una mancanza di rispetto pazzesca.)
-Quando ha saputo di noi, le ha detto "Mark ti farà soffrire". Altra mancanza di rispetto, anche perché non mi conosce così tanto.

Ora, lasciamo stare la differenza d'età, io non ci penso, gli altri me lo fanno pesare, ma pazienza, non posso stare con i cadaveri decomposti. Quindi, Charlotte. Non è come Freyja, Charlotte è fredda, arida, ma allo stesso tempo, in certi momenti, è capace di esser più romantica di un poeta.
Ho paura, perché mi sono innamorato, questa volta. Si, facciamo anche sesso, ed ho scoperto di non esser troppo arrugginito. Ho paura, perché temo di rimanere solo, ma non per il futuro, per il presente. Ho paura di gestire male la storia.
Mi ha messo le corna, non voglio sapere con chi. Ha fatto bene a dirmelo, è stato nel periodo in cui ancora non avevamo ufficializzato, quindi ho perdonato, perché... perché? Perché l'amore brucia l'anima. Ho sempre avuto paura di perde il controllo, innamorandomi. Ho preso proiettili per lei, ho perso un braccio per lei. Ma alla fine, è solo un braccio. Me lo farò ricrescere prima o poi, il sinistro non mi serve troppo dopotutto.

Ho paura che lei ricaschi nel tradimento, per me, le basi per un rapporto sono fiducia, rispetto, onestà e fedeltà. Ho paura che mi ritradisca, perché, è amorevole, ma è fredda. E' quella che in mezzo alla gente quasi non mi saluta, nei momenti in cui sono vulnerabile. Soffro più a scrivere di questo che della mia solitudine. Ho bisogno di certezze, di conferme, e sono stato talmente stupido da innamorarmi di una che ha avuto una vita libertina e senza sentimenti.
Ora li ha, a volte li dimostra, ma... non si mettono i puntini quando si scrive.
Le ho perdonato le corna, ha avuto il coraggio di confessarlo, tutti sbagliano. Ma ho paura. Ho paura
che Susan la influenzi, ho paura che un giorno si svegli e non mi trovi attraente (sono mai stato attraente fisicamente? No, ve lo dico io), ho paura di rimanere nuovamente solo.
Ma, me la sto cercando, sto continuando ad addentrarmi in questa storia, sapendo che potrei rimanerci secco. Mi sono messo a nudo, ma in qualche modo, sento di non avere risposte, non perché lei non me le dia, ognuno è fatto a modo suo, ma non riesco a recepirle.
Inoltre, soffro le sue capacità. Sono sempre stato lontano dall'archetipo del maschio alpha, e dell'uomo macho e rude, ma sapere che lei è un drago, è bellissimo, ma mi rendo conto anche che non riuscirei mai a difenderla dai pericoli. E' sbagliato questo?
Con lei ho scoperto l'amore, ma anche la gelosia.
La gelosia, umilia me, ed umilia lei, ma per quanto me ne distacchi, purtroppo, sono un essere umano. Prima mi ero abituato a rimanere solo, quell'abitudine l'ho vissuta come una meravigliosa conquista, ma da quando la conosco, ho paura della tremenda condanna, dell'amaro tonico.
Si, forse è così, stando con lei, ho maturato anche, nuovamente, la paura di esser abbandonato, di rimanere solo. Ci ho messo secoli per abituarmi all'idea, ed adesso, ho di nuovo paura.
Ma la amo, ed il mio sentimento cresce di giorno in giorno, mentre l'unica certezza, che ho da parte sua, è stata, in sostanza "ho una cotta", capisci che becero imbecille che sono diventato? Dovevo rimanere distaccato, lontano, ma sono caduto dentro un buco senza fondo, mi sta bruciando nuovamente l'anima, ed ho paura di rimanere scottato.

Non pensare male, la paura di soffrire non è più forte dell'affetto che provo per lei, ma ricordate il discorso fatto con Freyja? Alla fine, mi hanno spezzato tutti il cuore.
La mia paura più grande, sarebbe quella di rimanere con il cuore spezzato, ritornare nuovamente senza sentimenti, e di esagerare nei miei compiti di agente dell'ordine, diventare un Valeyard.
Mi ha appena spedito un sms, mi ama.
Io però, faccio parte di quella categoria di persone, che vivono una vita puntata alla tristezza, cercando di stupirsi dei momenti belli.
Sono un casino, problematico. Tutte quelle cose scritte, convivono dentro di me, e sto male.
Qualcuno potrebbe dire, prima di ustionarti, lasciala. Rimarrai con l'anima bruciata, ma sopravviverai.
Non posso, è con lei che sto bene.
Lei, che parla a tutti con confidenza, ma perché questa confidenza? Flirta con la gente? Non lo so, ma sicuramente non mi pare una tipa che dica, a chi fa il piacione, di essere fidanzata, e questo mi terrorizza. Perché non lo dice? Ha qualcosa da nascondere? Da coprire? Si vergogna? Cerca una scappatoia?
Credo che la sua migliore amica se la voglia portare a letto. Questo mi infastidisce in modo pazzesco, non riesco proprio a sopportarlo. Ecco, con Susan provo un sentimento nuovo, a causa dei suoi modi, le mie sono solo ipotesi, il sentimento, sbagliato, del possesso.
Tutto l'insieme mi distrugge, ma mi esalta, perché accanto a lei, vivo sereno, mi sento... felice. Dopo secoli, riesco a ridere di gusto, riesco a commuovermi, riesco a parlare con la gente senza ansie o timori. Riesco a sentirmi umano, ed io odio gli umani, ma allo stesso tempo, li adoro.
Ho passato la vita in mezzo a loro, cercando di proteggerli, ma allo stesso tempo a sentirmi superiore.

La cosa che più mi spaventa, è il cambiamento interno mio.
Forse, e dico forse, e mentre scrivo questo me ne vergogno, forse potrei anche uccidere per lei.
Ho sempre odiato uccidere, ho sempre odiato la violenza, le parolacce, cazzo quanto la amo.
Potrei piangere di felicità, è così umano.
Quella donna, quella cazzo di donna.

(Macchie di caffè)

Ho decorato la scrivania, non mi piace.

Voglio rimanere. Non voglio andare via.
Voglio rimanere con lei, non voglio che vada via.

Mi ha appena scritto che ho fatto una cavolata a perdere un braccio per lei, per salvarla da quel mostro.
Come faccio a farle capire che attualmente, vivo per lei? Senza sembrare oppressivo, senza spaventarla? Ho paura di muovermi, a volte. Scrivo perché mi aiuta, perché rileggendomi, riesco poi a confermare o confutare i miei pensieri. Come quando parlo da solo, ragiono ad alta voce, mi correggo da solo.
Troppo a lungo ho fermato la mia mano, non più.
Voglio stare sereno, e lo sono, dopo quasi un millennio, grazie a lei.
Voglio parlare di una sorta di... racconto, che ho dovuto fare una volta, ad una strega. Ricordo le parole esatte ancora. Voleva conoscere i miei pensieri mai svelati. Questo è quello che le ho detto.

Mi sento solo. Fin da piccolo. Ho sempre sentito questo peso. A volte mi piace. A volte no. La gente mi parla, ma spesso la ignoro. Vivo in uno stato d'ansia.
L'ansia - sei bloccato e ti viene addosso un tir.
Vedi tutto a rallentatore - l'ansia non è sapere che ti colpirà - è non sapere quando.
E tu preghi solo che ti colpisca al più presto.
Vorrei scappare lontano - Ma ho paura di rimanere solo - con i miei pensieri.
Adoro ed odio stare da solo. Cerco e scappo dalla solitudine. Ma qualunque cosa faccia - lei mi trova.
Non mi abbandona Mai.
Esco con tanto disagio.
Non mi godo nulla - non provo nulla - vorrei farlo, ma sono vuoto e consumato - sono di polvere.

Ecco, forse con questo, capite come ero prima. La cosa bella è che con Charlotte, non sono più di polvere.
Le persone intelligenti tendono ad essere tristi, asociali. Con Charlotte, mi voglio sentire stupido.
I grandi uomini si forgiano nel fuoco, è privilegio degli uomini più piccoli accendere le fiamme.
Ma cosa succede se la fiamma viene accesa da una grande donna?
Sono curioso di scoprirlo.
Concludo dichiarando nuovamente i miei sentimenti d'amore, sperando che un giorno, vengano ricambiati in modo più palese (sarebbe scorretto da parte mia dubitare dei sentimenti che lei mi dice di provare, anche se, tutti convivono con questo dubbio). E si, l'amore brucia l'anima, io spero di ustionarmi, non per lei, ma con lei.














giovedì 8 ottobre 2015

Capitolo 3: Adolf Hitler, ovvero "Come lavora l'agente dell'equilibrio esemplare"

Mi hanno consigliato di scrivere di tutto, di non concentrarmi solo su sentimenti negativi di tristezza, ma anche su qualche pensiero positivo, o neutrale, proprio come se dovessi scrivere una autobiografia.

Da dove iniziare? Ne avrei di cose interessanti da raccontare, di aneddoti, di gente che ho conosciuto.

Quindi, ho deciso di iniziare da una storia che mi ha perseguitato per molto tempo. E la parte positiva? Io vivo i sensi di colpa su tutto, difficilmente troverete parti realmente positive, o non totalmente bianche. Sono un agente dell'equilibrio, vivo nel mezzo, ed il mezzo non è di un colore, ma sono tutte sfumature.

Insomma, conoscete la storia della seconda guerra mondiale vero?
Lavoravo per la MI5 e mi hanno spedito a fare il doppio gioco, lavorando per Josef Mengele, sotto al nome di Franz Von Haimer. Avevo detto che non sarebbe stato un racconto piacevole. Prima però vi devo raccontare bene la storia dell'agente dell'equilibrio, e visto che voglio parlare solo delle cose che mi vengono in mente, voglio parlare solo del suo funzionamento, non delle origini.

In sostanza, come agente dell'equilibrio, ho il dovere, il compito, che si potrebbe definire sacro, se mi passate questo temine, di vigilare appunto sull'equilibrio nel mondo, non tanto tra bene o male, ma tra caos ed ordine. Direte voi, cosa fa di male la legge, l'ordine? Ecco, Adolf Hitler era un Agente dell'ordine, malvagio.

Quindi, aprendo una parentesi su Mengele, quel mostro, non posso che assumermi le mie colpe. Ho lavorato con lui e per lui, e per onesta intellettuale, ammetterò di non aver fatto del bene. Ho fatto il male minore. Ero agente di copertura per il MI5, non potevo fare di testa mia, inoltre, mi era stato suggerito, come agente dell'equilibrio, di seguire del direttive del MI5, perché adatte a me.

Insomma, Josef sperimentava su poveri bambini, io alcuni li ho salvati, o almeno ho tentato. Ma quando sono arrivato, molti erano già condannati. Ho fatto quello che avrebbe fatto chiunque. Non me ne vergogno, ma me ne colpevolizzo, di aver dato loro una rapida morte. La mia colpa è quella di non esser entrato prima nelle grazie di Mengele, a causa del mio carattere. Ma, cosa avresti fatto te, lettore, tra uccidere un bambino con lo stomaco aperto, e lasciarlo con lo stomaco aperto, nella speranza che quel mostro schifoso non faccia nulla? Non serve risposta, la storia conosce Mengele, sapete che ho fatto bene.

Ma in questa pagina, non parlerò di Mengele, mi fa venire il voltastomaco. Voglio solo svelare la fine di Adolf Hitler. Si, era un occultista, come dicono molti libri di storia. Il 30 aprile del 1945, non si suicidò nel suo bunker con una pistola.
30 aprile, nel Bunker, assieme ad Eva, tenta di evocare qualcosa, tramite i suoi strumenti, ma è un misero occultista, non riesce a fare un granché, è capace solo di usare gli oggetti.
Lo raggiungo nel bunker, non è una questione personale, e non combatto per la pace nel mondo, combatto per l'equilibrio.
I toni si fanno accesi, ed arriviamo alle mani. Ha armi potenti, artefatti arcani di pregiata fattura, ma io sono il Dottor Kismet. Ma Hitler, ha un incantesimo potente addosso, e sostanzialmente, non solo evita tutti i miei colpi, Eva Braun, la bastarda, inizia a spararmi, ed io ho quasi finito le energie.
Mi ricordo questo dialogo, mentre con una sorta di arco di legno, inizia a spararmi fulmini.
Herr Doktor maledetto!
Eh si, sono qui.
Io e te siamo simili.
Io intanto, esco dal mio nascondiglio. Mani in alto, vediamo se riesco ad ingannarlo. Il problema non è lui, ma Eva Braun, che mi mira con un fucile molto, molto grosso.
Simili?
Mi sei superiore solo in un aspetto!
Quale Adolf?
Sei migliore a morire!
E mi spara con l'arco, un fulmine mi colpisce. Ma sapete, io ho un buon rapporto con l'elettricità. Il fulmine mi piega, ma non mi spezza. Rapido, colpisco con un fantastico incantesimo Eva, che inizia a soffrire l'acido sulla pelle. Poi, terrorizzata, inizia a sparare all'impazzata. Rompe l'arco, spara ad un ginocchio ad Adolf, poi in preda al terrore, si punta la pistola alla testa.
Fermati ti prego.
BOM.
Non sono riuscito a fermarla. Poco male, ma soffro nel vedere una vita spegnersi. Soffro comunque nel vedere la violenza. Adolf mi guarda, ferito.
Chi sei tu per cambiare la storia?
Sono Il Dottor Kismet, Maestro delle arti mistiche, Agente dell'Equilibrio. Ed io non ti farò nulla.
Tu sei la dimostrazione.
Di cosa?
Che le emozioni uccidono.
Io non provo emozioni.
Infatti non ti sporcherai te le mani vero?
Ha ragione. Il fucile di Eva vola nelle mie mani, rimane un solo colpo in canna.
Puoi scappare, potresti riuscirci. Il Destino è nelle tue mani.

Poi, conoscete la storia.
Questo l'ho scritto perché... voglio far capire in cosa consiste il lavoro di un agente dell'equilibrio. E si, per un periodo non ho provato emozioni, mi sono racchiuso in un bozzolo, guardando l'umanità dall'alto in basso. Ora le provo di nuovo, e rischio di crollare sotto il peso, ma sarà un capitolo diverso da questo.

Si, forse dovevo metterci più enfasi per il combattimento. Ma no, questa è una pagina per quelli interessati ai tecnicismi.






Capitolo 2: Kir

Parto dalla fine.
No, dall'inizio.
Ho perso il conto dei miei anni, perché sono arrivato in realtà in cui il tempo scorreva più velocemente, più lentamente. Ho passato anche degli anni nel passato, in Grecia.
Il tempo è relativo per me. Potrei avere mille anni? Duemila? Non ne ho idea, non mi ricordo neanche del giorno del mio compleanno, effettivamente. Non che gli abbia mai dato peso.
Ecco, volevo parlare di Kir.
Migliore amico? Fratello? Sono termini troppo stretti, si potrebbe definire quasi un compagno o un fidanzato, senza l'implicazione sessuale, visto il nostro stretto rapporto.
Scriverò al presente, in prima persona.
Mi ci trovo meglio, e ricordo meglio il momento, e tutto quello che ho provato.

Mi trovo in un regno strano, su un piano strano, del quale non ho capito molto, lo ammetto. Inizio a disegnare un portale, per farmi portare ad Asgard - ma quella di Asgard è una storia che racconterò in seguito - ed una volta attivato, con le difficoltà del caso, mi ritrovo in mezzo alla neve, con una ascia gigantesca diretta verso il mio volto. Sono morto. No, non sono morto, l'ascia viene bloccata da uno spadone in ferro strano, quasi trasparente.
Lui è diverso dice l'uomo blu elettrico guardate gli occhi dice l'uomo blu elettrico.

Cos'hanno i miei occhi? Tutti fanno sempre commenti sui miei occhi, sui miei occhi stanchi, sui miei occhi tristi. Io rido, ma i miei occhi no. Io faccio battute, tiro su il morale, ma i miei occhi no. E' una cosa che capisco, in parte. Porto gli occhiali da sole per non far trasparire emozioni, faccio la doccia per nascondere le lacrime, canto per nascondere la preoccupazione. Ecco perché odio ed amo gli abbracci, perché abbracciando una persona, non puoi guardarle gli occhi.

E' diverso, dicono questi uomini blu. Mi spiegano che mi trovo su Asgard, ma non nel piano celestiale, nel piano positivo, è Asgard del piano negativo, a metà tra abissi ed inferi. Per inciso, essere nel piano negativo, demone o diavolo, non presuppone cattiveria. Questi Asgardiani sono uguali alla loro controparte originale, tranne per il colore della pelle, ed un senso di pietà che non ho trovato negli uomini (o divinità, se preferite questo termine, che userò in futuro solo per vere divinità) del nord, nei Vichinghi.

Arrivo durante una guerra civile, tra gli Asgardiani blu, li chiamerò così per adesso, ed una legione di demoni (E si, questi sono malvagi). Rimango con loro 10 anni, per poi scoprire che il leader di questa legione è Jack lo Squartatore, esiliato da me. Espongo le mie colpe, e mi offrono da bere per il coraggio. Documentandomi, scopro una fonte di energia pura, quella che rende questa Asgard così gelida, più della controparte. Con un rito, riesco ad assorbire quel potere, ed a ridistribuirlo a tutti gli Asgardiani, potenziandoli, e sconfiggendo, dopo dodici anni di lotte, quei demoni e Jack lo Squartatore.

Non sto parlando di Iole, di mia figlia, non riesco nemmeno a pronunciare il suo nome senza tremare. Lo farò quando sarò pronto.

Insomma, immaginate, dodici anni a fianco di Kir. Non riesco a scrivere bene dei miei sentimenti, ma è nato qualcosa. Così, quando ho deciso di abbandonare Asgard, che poi ha deciso di cambiare nome, dedicato a Blèsk, il nome della tempesta dalla quale hanno attinto i poteri, lui mi ha seguito. Ha voluto seguirmi, accompagnarmi. Ha perso un braccio, ha perso l'occhio, non per fedeltà, anzi, anche per quella, ma sopratutto, per il più semplice affetto.

Ed ora sono solo, perché ho visto il male sul mio pianeta, da cui ho sempre preso le distanze. Ho sciolto quel contratto con lui, l'ho rimandato a casa. Come ho detto, non sono capace di descrivere bene i sentimenti, ma credo di averla vissuta come un lutto.
Era il mio compagno, ha perso molto per me, io ho perso molto per lui, eravamo legati, ed ora sono solo. Come sono sempre stato.
Mark, prima che vada via, voglio dirtelo. Sei stato fantastico. Anche io sono stato fantastico. Si. siamo stai epici. Ma ora, tu devi seguire il tuo cammino, io, tornerò alla mia vita. Ho imparato molto da te, ed in questo portale, ritornerò nel punto in cui me ne sono andato. Non posso tornare prima ovviamente. Ti ricorderò per sempre, sarai immortale, a casa mia.

Ed è andato via. Sono solo.
Ho amato, ed ho sofferto.
Sono sempre rimasto solo, alla fine del tempo.
Chiunque potrebbe amarmi, suppongo, o almeno volermi bene, o almeno, come Charlotte, farmi sentire amato - su questo tornerò successivamente, è un discorso complesso - e passare il resto della loro vita con me, ma io non potrò passare il resto della mia vita con nessuno. Continuerò a vivere, da solo. L'ho già spiegato, inizialmente l'immortalità sembra bella, ma è solo una maledizione.
Ed io, in moltissimi piani, sono conosciuto come Il Solo.